
Il 22 settembre l’Istat, con i conti economici nazionali 2010-2025, ha confermato che nel 2025 il deficit dell’Italia è stato pari al 3,1% del PIL, contro il 3,4% del 2024: un miglioramento, ma sopra la soglia del 3% fissata dai Trattati europei. Il dato significa che l’Italia resta sotto procedura per disavanzo eccessivo e che l’uscita, secondo il governo, non arriverà quest’anno ma nel 2027. È il punto di partenza della manovra 2027, che entra nel vivo proprio in queste settimane.
Il 2 ottobre il governo deve presentare alle Camere il Documento programmatico di finanza pubblica, il testo che aggiorna il quadro dei conti per il triennio 2026-2028 e apre il calendario d’autunno. Nel frattempo l’Istat ha stimato l’inflazione di settembre al +4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni, con l’energia come principale spinta. Sono numeri che riguardano ogni famiglia, anche quella che non ha mai aperto un documento di bilancio: dalla legge di bilancio dipendono imposte, contributi e servizi.

I numeri da cui parte la manovra 2027
I dati dei conti nazionali pubblicati dall’Istat il 22 settembre sono tre. Il primo è il deficit: il 3,1% del PIL, pari a circa 70 miliardi di euro su un PIL nominale di 2.265 miliardi (calcolo sui dati Istat). Il secondo è il saldo primario, cioè il saldo dei conti pubblici prima di pagare gli interessi sul debito: +0,8% del PIL nel 2025, da +0,5% del 2024. Significa che, escluso il costo degli interessi, le entrate hanno superato le spese. Il terzo è la pressione fiscale, salita al 42,9% del PIL, 0,7 punti in più dell’anno precedente.
Perché è salita? Le entrate fiscali e contributive sono cresciute del 4,1%, mentre il PIL nominale è cresciuto del 2,5%: quando il gettito corre più dell’economia, la quota di ricchezza che passa dal fisco aumenta. La crescita reale del 2025, rivista al +0,6%, resta contenuta. Per dare un ordine di grandezza, ogni decimo di punto di PIL vale circa 2,3 miliardi di euro: ecco perché uno scarto di 0,1 punti rispetto alla soglia del 3% pesa nelle trattative con Bruxelles.
Che cosa significa essere sotto procedura per disavanzo eccessivo
La procedura per disavanzo eccessivo è lo strumento con cui l’Unione europea segue i Paesi il cui deficit supera il 3% del PIL: il Paese deve seguire un percorso di correzione concordato e ne esce quando il disavanzo scende sotto la soglia in modo durevole. Per l’Italia è stata aperta nel 2024.
Per questo il 3,1% del 2025 pesa: finché il dato resta sopra il 3%, l’uscita anticipata non è possibile. Le conseguenze per una famiglia non sono immediate, ma indirette: la procedura incide sul margine di cui il governo dispone per scrivere la manovra 2027, cioè su quanto può cambiare imposte e spesa.
Il calendario della manovra 2027, data per data
Il calendario prevede cinque passaggi. Il 2 ottobre il Documento programmatico di finanza pubblica arriva alle Camere. Il 9 ottobre il Consiglio Ecofin, la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione, può esaminare le clausole di flessibilità chieste per le spese di energia e difesa. Il 15 ottobre il governo trasmette alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio, versione sintetica con gli obiettivi e il peso delle principali misure. Entro il 20 ottobre il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge di bilancio e lo invia al Parlamento.
Il 21 ottobre Eurostat pubblica i dati sul deficit che la Commissione utilizza per valutare la procedura. Il termine finale è il 31 dicembre: entro quella data la legge deve essere approvata, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio, cioè la gestione dei conti con regole transitorie.
Perché energia e inflazione entrano nella discussione
Il 30 settembre l’Istat ha stimato l’inflazione di settembre al +4,2% su base annua, dal +3,3% di agosto. A spingerla sono i prezzi dell’energia: +25,9% per i beni energetici regolamentati e +22,2% per quelli non regolamentati. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, si ferma invece all’1,7%.
È il contesto in cui il governo ha annunciato in estate l’intenzione di chiedere a Bruxelles flessibilità per le spese di energia e difesa, tema all’ordine del giorno dell’Ecofin del 9 ottobre. Per capire perché i due indici raccontano storie diverse, vale quanto spiegato in un precedente approfondimento.
A ottobre tutti chiedono: «cambia qualcosa per me?»
A ottobre le conversazioni cambiano tono. Lo notavo ai tempi dello sportello e lo noto oggi nei bilanci familiari: le settimane della manovra portano sempre la stessa domanda, “cambia qualcosa per me?”. La risposta onesta, a ottobre, è che non si sa. Il testo presentato al Parlamento non è quello che verrà approvato a dicembre: nelle settimane intermedie le misure possono essere modificate, rinviate o cadere.
E c’è un effetto che si osserva con regolarità: ci si ferma ad aspettare la norma, anche per decisioni che con la norma c’entrano poco. Lo stesso titolo di giornale, letto in un autunno qualunque, sposta l’attenzione da ciò che una famiglia vuole ottenere a ciò che il Parlamento potrebbe decidere.
Il metodo, anche in autunno, batte l’improvvisazione
Descrivere la manovra 2027 prima che esista sarebbe un esercizio di fantasia, e non è lo scopo di questo articolo. Quello che si può fare è distinguere: quali obiettivi di una famiglia, la casa, gli studi dei figli, la pensione, un progetto d’impresa, dipendono da una norma che oggi non esiste ancora, e quali no? Un piano costruito sugli obiettivi si riguarda quando la regola cambia; non si rifà da zero a ogni titolo di giornale.
Se desidera ragionare su questa distinzione insieme a un consulente patrimoniale, ci scriva: avere un riferimento con cui rileggere il proprio quadro quando le norme cambiano fa parte del lavoro che facciamo.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa e divulgativa. Non costituisce raccomandazione di investimento, sollecitazione all’acquisto di prodotti finanziari o assicurativi, né consulenza personalizzata.
Fonti dei dati citati: Istat, Conti economici nazionali – Anni 2010-2025, 22 settembre 2026; Istat, Prezzi al consumo (dati provvisori) – settembre 2026, 30 settembre 2026; calendario dei documenti di finanza pubblica d’autunno, come riportato dalla stampa nazionale il 22 settembre 2026.
