
Il 31 luglio la Consob ha oscurato altri sei siti internet attraverso cui venivano offerti abusivamente servizi di investimento. È un provvedimento ordinario, quasi di routine ormai, ma il dato che lo accompagna lo è molto meno: nei primi sei mesi del 2026 l’Autorità ha chiuso 235 portali abusivi, sfiorando in un solo semestre il totale dell’intero 2025, quando gli oscuramenti erano stati 307. In pratica, più di un sito al giorno. Il fenomeno riguarda chiunque abbia dei risparmi, e in questo periodo dell’anno — con più tempo libero, più tempo passato online e meno abitudine a sentire il proprio consulente patrimoniale — merita qualche minuto di attenzione in più.
I numeri: cosa dicono i dati Consob del primo semestre 2026
I 235 siti oscurati tra gennaio e giugno si dividono così: 126 offrivano servizi e attività di investimento in modo abusivo, 93 erano legati a cripto-attività e 10 proponevano al pubblico prodotti finanziari senza il prospetto informativo previsto dalla legge. Sei di essi pubblicizzavano piattaforme di trading prive delle necessarie autorizzazioni. Allargando lo sguardo, dal luglio 2019 — quando è entrato in vigore il potere di oscuramento — la Consob ha fatto chiudere complessivamente 1.793 siti, di cui 233 legati a fenomeni cripto. Sono numeri che raccontano un mercato parallelo vasto e in accelerazione, non episodi isolati.
Perché il fronte cripto è quello più caldo
L’area delle cripto-attività è oggi il terreno di caccia principale. Con l’entrata in vigore del regolamento europeo MiCAR e del decreto legislativo 129/2026, i poteri di vigilanza dell’Autorità sono stati rafforzati: nel corso del 2026 sono stati adottati 80 provvedimenti di cessazione della prestazione abusiva di servizi per le cripto-attività e due relativi a offerte al pubblico prive del white paper previsto. La ragione per cui questo comparto attira così tanti abusi è semplice: promette rendimenti fuori scala, è tecnicamente complesso da valutare per un risparmiatore comune e gioca sulla paura di “restare fuori” da un’occasione irripetibile.
Le nuove tecniche: siti clonati, deepfake e false email
La parte più insidiosa non sono i numeri, ma il modo in cui le proposte arrivano. I truffatori usano oggi siti web clonati che riproducono fedelmente quelli di operatori reali, email fraudolente, falsi profili social e contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Video manipolati, finte interviste e immagini artificiali vengono usati per far credere che a promuovere un investimento “sicuro” o un rendimento irrealistico siano imprenditori, politici o personaggi dello spettacolo molto noti. A questo si aggiunge una tecnica in crescita: l’invio di false email a nome della Consob stessa, con indirizzi e riferimenti costruiti per sembrare autentici. L’Autorità ha ribadito un punto che vale la pena memorizzare: la Consob non promuove investimenti, non invita il pubblico ad aderire a iniziative finanziarie e non chiede mai l’invio di denaro o di informazioni personali tramite documenti da compilare online.
Le tre verifiche che chiunque può fare in cinque minuti
Di fronte a strumenti così sofisticati, cercare di riconoscere “a occhio” la singola truffa è una battaglia persa: l’immagine e la voce di una persona reale, oggi, non provano più nulla. Quello che invece regge sempre è una procedura fissa, da applicare a qualunque proposta, anche quando arriva da un contatto fidato. Primo: verificare che l’intermediario o la piattaforma siano autorizzati, consultando gli elenchi e gli albi pubblici degli operatori vigilati. Secondo: chiedere e leggere il documento informativo — il prospetto per i prodotti finanziari, il white paper per le cripto-attività: se non esiste, la proposta non è regolare, punto. Terzo: diffidare per principio di qualunque rendimento presentato come garantito, elevato e privo di rischio, perché quella combinazione non esiste sui mercati regolamentati. A queste aggiungerei una regola pratica: non cliccare link ricevuti in messaggi non richiesti e non aprire allegati sospetti, ma raggiungere sempre il sito dell’operatore digitando l’indirizzo a mano.
Il fattore che fa davvero la differenza: avere qualcuno a cui chiedere
Lo dico da consulente patrimoniale, ex bancario, che oggi affianca nuovi colleghi che si affacciano alla consulenza finanziaria: nella quasi totalità dei casi che ho visto, la truffa non è passata perché la persona fosse sprovveduta, ma perché ha deciso da sola e in fretta, spesso convinta di aver trovato un’occasione da cogliere prima che sparisse. Chi ha un rapporto continuativo con un consulente patrimoniale, invece, ha un riflesso semplice: prima di firmare, fa una telefonata. È un gesto che costa cinque minuti e che, in questo scenario, vale più di qualunque competenza tecnica improvvisata. Il valore della relazione, qui, non è solo scegliere gli strumenti giusti: è avere un filtro esterno prima di una decisione irreversibile.
Il metodo prima dell’improvvisazione
Un patrimonio si costruisce con prudenza, diversificazione e disciplina, ma si può perdere in un’unica operazione sbagliata fatta di impulso. È per questo che il metodo conta più della singola intuizione: un piano definito, obiettivi chiari e una regola fissa di verifica riducono drasticamente lo spazio in cui le truffe possono agire, perché tolgono ai truffatori la loro leva principale, cioè la fretta. Se avete ricevuto una proposta che promette molto e chiede di decidere subito, non cercate di capirla da soli: contattateci, ci ragioniamo insieme prima che venga versato un euro.
