
Il 31 agosto l’Istat ha pubblicato le nuove previsioni demografiche, cioè le previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro con base 1° gennaio 2025. Nello scenario mediano la popolazione italiana scende dai 58,9 milioni del 2025 a 55,0 milioni nel 2050, quasi 4 milioni in meno. Le famiglie seguono un’altra strada: 26,7 milioni oggi, un massimo di 27,9 milioni nel 2043 e 27,6 milioni nel 2050.
Il dato nazionale, però, è una media, e nasconde due Italie diverse: nello stesso scenario il Nord passa da 27,5 a 27,2 milioni di abitanti (circa -1%), il Mezzogiorno da 19,7 a 16,7 milioni (circa -15%). Chi ragiona di casa lo fa sempre da un territorio preciso, e le abitazioni pesano per il 44,3% della ricchezza lorda delle famiglie italiane (Istat e Banca d’Italia, 2024).

Le previsioni demografiche Istat al 2050: Nord e Mezzogiorno su strade diverse
Le previsioni dell’Istat sono un esercizio “what-if”, costruito su ipotesi su fecondità, sopravvivenza e migrazioni. Nello scenario mediano la popolazione italiana è di 58,7 milioni nel 2030, 55,0 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. Per ripartizione, il Nord passa da 27,5 a 27,2 milioni nel 2050, il Centro arriva a 11,0 milioni, il Mezzogiorno scende da 19,7 a 16,7 milioni.
Dei 3,9 milioni di abitanti in meno a livello nazionale, circa 3,0 milioni riguardano il Mezzogiorno, cioè circa tre quarti (calcolo proprio sui dati Istat, su cifre arrotondate). Il Mezzogiorno è oggi l’area con l’età media più bassa (46,1 anni, contro 47,1 del Nord e 47,5 del Centro), ma è anche quella in cui l’invecchiamento è più rapido: nel medio termine l’età media sale a 52,1 anni, contro 50,5 del Nord e 51,5 del Centro. L’Istat precisa che l’incertezza cresce con l’orizzonte temporale e per i territori di piccole dimensioni.
Meno persone, famiglie più piccole: come cambia la composizione
Il numero di famiglie dipende da come le persone si distribuiscono nelle case, non solo da quante sono. A livello nazionale i componenti medi scendono da 2,20 nel 2025 a 1,98 nel 2050; le famiglie di una sola persona passano da 10,0 milioni (il 37,5% del totale) a 11,6 milioni (il 42,0%); le coppie con figli diminuiscono da 7,5 milioni (28,1%) a 5,8 milioni (21,1%).
Nel Mezzogiorno si parte da famiglie più numerose, ma la direzione è la stessa: i componenti medi scendono da 2,29 a 2,00 e le coppie con figli dal 31,2% al 22,4% delle famiglie. Le famiglie di una sola persona salgono dal 34,7% (calcolo proprio) al 39,6% nel 2050, contro il 42,7% del Nord e il 43,8% del Centro.
Le case di oggi: quante sono e dove sono occupate
Il Censimento permanente dell’Istat, con dati al 31 dicembre 2023 diffusi l’11 febbraio 2026, conta 35.610.473 abitazioni, l’1,0% in più rispetto al 2021. Di queste, 26.051.682 sono occupate da residenti (+1,4%) e 9.558.791 non lo sono, poco più di un quarto del totale (calcolo proprio sui dati Istat). Il 73,9% delle famiglie vive in un’abitazione di proprietà.
La quota di abitazioni occupate da residenti cambia molto da un’area all’altra: 68,2% nel Sud, 65,3% nelle Isole, 78,1% nel Centro, 77,1% nel Nord-est. Le abitazioni non occupate comprendono sia quelle vuote sia quelle usate solo da persone non residenti, seconde case incluse: non vanno lette come “vuote”.
Sulla ricchezza, la stima congiunta di Istat e Banca d’Italia per il 2024 attribuisce alle abitazioni 5.662 miliardi di euro, il 44,3% della ricchezza lorda delle famiglie italiane. Sono fonti diverse da quelle delle previsioni: le abitazioni del Censimento e le famiglie delle proiezioni derivano da definizioni differenti, e non vanno sottratte l’una dall’altra. Lo stesso principio, applicato ai redditi, è quello spiegato in un recente approfondimento sui conti delle famiglie: le medie nazionali descrivono il Paese, non la singola famiglia.
Che cosa questi numeri non dicono
Le proiezioni non dicono nulla sui prezzi, sugli affitti o sui mercati, e non dicono quanto valgano le abitazioni di un territorio. Non dicono nemmeno che cosa succederà davvero: cambiando le ipotesi su nascite, vita media e migrazioni, i numeri cambiano. E non scendono sotto la scala delle grandi ripartizioni: dentro il Mezzogiorno, come dentro il Nord, i singoli comuni possono muoversi in modo molto diverso dalla media.
Il loro valore è un altro: mostrano in quale direzione si muovono le grandezze demografiche, e con quale ordine di grandezza.
Dai numeri nazionali al patrimonio di una famiglia
Quando si parla di casa, lo sguardo va quasi sempre avanti: «e tra vent’anni?». Lo noto da tempo: si parte di rado dal territorio in cui la casa si trova e da chi ci vivrà.
I numeri nazionali non rispondono alla singola famiglia, ma suggeriscono domande che ciascuno può porsi guardando i propri: quanta parte del patrimonio di famiglia dipende da un solo bene, in un solo territorio? Con quale orizzonte temporale? Quale ruolo ha quell’immobile nell’equilibrio complessivo del patrimonio? Chi lo abiterà, o lo riceverà in eredità? Quanto sarebbe agevole renderlo liquido, se servisse? Sono domande, non risposte: le risposte dipendono dagli obiettivi di ciascuno, e nessuna statistica nazionale li conosce.
Se desidera rileggere la propria situazione familiare e i propri obiettivi insieme a un consulente patrimoniale, ci scriva: avere un metodo con cui guardare ai propri numeri, quando il quadro generale si muove, fa parte del lavoro che facciamo.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa e divulgativa. Non costituisce raccomandazione di investimento, sollecitazione all’acquisto di prodotti finanziari o assicurativi, né consulenza personalizzata.
Fonti dei dati citati: Istat, Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro – base 1/1/2025 (31 agosto 2026); Istat, Abitazioni occupate – anni 2021-2023 (11 febbraio 2026); Istat e Banca d’Italia, Ricchezza dei settori istituzionali in Italia (28 gennaio 2026).
